Studio oculistico dr Gianluca Villa
Studio oculisticodr Gianluca Villa

LE CONGIUNTIVITI ALLERGICHE

 

La congiuntiva è una sottile membrana che ricopre la sclera (parte bianca dell’occhio) e la parte interna delle palpebre. Come tutti i tessuti umani può andare incontro ad infiammazione per svariati motivi : in seguito ad infezioni (congiuntivite virale, congiuntivite batterica) a traumi o a corpi estranei e ad allergia.

Per allergia si intende una reazione da parte delle nostre difese a sostanze normalmente innocue. Nei confronti di queste sostanze, l’organismo, in occasione del primo contatto, produce degli anticorpi specifici detti IgE o reagine che poi, in occasione dei contatti successivi, reagiscono con la sostanza, detta allergene, liberando dei mediatori chimici (prevalentemente istamina) causando la sintomatologia allergica.

Sulla base della risposta clinica congiuntivale, le congiuntiviti allergiche si possono distinguere in forme ad andamento acuto (congiuntiviti stagionali) e in forme ad andamento cronico (congiuntiviti perenni).

In realtà, entrambe le forme rientrano nel tipo più diffuso di congiuntivite allergica, la rinocongiuntivite allergica e hanno in comune alcune caratteristiche allergologiche e cliniche quali:

  • Associazione con altre malattie allergiche (rinite, asma, eczema)
  • Intervento delle IgE nella patogenesi
  • Forme cliniche lievi senza interessamento corneale
  • Ottima risposta ai farmaci antiallergici

Esistono altre forme di congiuntivite allergica, quali la congiuntivite primaverile, la congiuntivite atopica, la congiuntivite gigantopapillare e la blefarocongiuntivite da contatto che hanno caratteristiche cliniche e allergologiche molto diverse


CONGIUNTIVITE ALLERGICA STAGIONALE ( SAP ) E CONGIUNTIVITE ALLERGICA PERENNE ( PAC )


La congiuntivite allergica stagionale ’ una congiuntivite allergica bilaterale della congiuntiva caratterizzata da arrossamento e prurito congiuntivale a cui si associa un concomitante sintomatologia nasale. Nella sua forma più tipica ha carattere stagionale, prevalentemente primaverile con sensibilizzazione alle graminacee. Esistono altri allergeni che possono causare forme cliniche simili (allergie alla Betullacee o all’Ambrosia) e che si manifestano in inverno o fine estate.

E’ la forma di più frequente riscontro ambulatoriale, colpisce generalmente giovani adulti fra i 20 e i 40 anni senza predilezione di sesso Ed è associata quasi sempre e malattie atopiche concomitanti (rinite, asma, orticaria, angioedema) .

La congiuntivite allergica perenne è considerata, in realtà, un variante della congiuntivite allergica stagionale che persiste per tutto l’anno ed è per lo più associata a rinite pluristagionale; circa l’80% dei casi presenta comunque esacerbazioni stagionali.

Acari della polvere (prevalentemente), epiteli di animali, spore fungine presenti negli ambienti domestici sembrano essere gli allergeni più comuni.


SINTOMI


La sintomatologia della congiuntivite allergica è spesso silente, con lieve arrossamento e prurito congiuntivale. In alcuni casi è presente bruciore e  prurito intenso e  lacrimazione.

Generalmente non vi è secrezione e quando è presente è trasparente e filante. Vi può essere un ispessimento della congiuntiva al di sotto della palpebra superiore. La cornea non è mai interessata e la congiuntiva si può presentare lievemente ed edematosa ma può anche arrivare ad essere molto rigonfia. L’esposizione all’antigene sensibilizzante può determinare una fluttuazione della sintomatologia anche nel corso della giornata. Ai fini della funzione visiva la prognosi è ottima e la malattia tende a diminuire di intensità con il passare degli anni,

Nelle forme perenni la sintomatologia è più lieve ; è comunque caratterizzata da prurito, lieve arrossamento congiuntivale, bruciore e sensazione di corpo estraneo.

La diagnosi di congiuntivite allergica si basa sull’anamnesi, sull’ esame clinico, sui test specifici e/o sugli esami di laboratorio. L’anamnesi oculare deve prendere in considerazione la durata della sintomatologia, l’eventuale recrudescenza in determinati periodi dell’anno, i sintomi che la caratterizzano, le eventuali terapie e i risultati ottenuti con esso. L’anamnesi allergologica dovrà accertare un’eventuale familiarità per altre malattie allergiche, l’età, le condizioni di vita e di alimentazione, la presenza di animali domestici , l’uso di farmaci, di cosmetici.

L’esame clinico ha lo scopo di poter effettuare una diagnosi differenziale con patologie non allergiche quali infiammazioni da sostanze tossiche e irritanti, corpi estranei congiuntivali, dermatite da contatto, congiuntiviti virali, acne rosacea, blefariti marginali, ipotiroidismo.


CONSIGLI PRATICI


E’ preferibile adottare un approccio “passo dopo passo” che preveda in primis l’ identificazione dell’antigene e quindi il suo allontanamento .

 

Quasi tutte le congiuntiviti allergiche presentano una sensibilizzazione ai vari test allergologici. Tra questi ricordiamo i test cutanei (prick test) e i test per valutare la presenza di IgE seriche (PRIST-RAST).


I test cutanei rappresentano ancora oggi i test di scelta nella diagnosi di allergie. Sono generalmente eseguiti sulla superficie interna dell’avambraccio.

Si praticano delle punture (prick ) nella pelle iniettando una goccia di diversi estratti allergenici. Vengono inoltre praticate 2 prove di controllo, un controllo negativo (soluzione fisiologica) ed un controllo positivo (istamina) per poter valutare la reattività di base del soggetto.


I test sierologici misurano la quantità delle immunoglobuline E (IgE) specifiche nel sangue (RAST test). I valori del RAST vengono espressi in 4 classi da negativo a 4 (++++).

 

In caso di una sintomatologia oculare da allergia stagionale si possono adottare accorgimenti pratici  e rimedi farmacologici

E’ consigliato quindi :

  • Lavarsi e spazzolarsi bene i capelli, dove si possono annidare facilmente i pollini.
  • Tenere le finestre chiuse per evitare l ‘ingresso dei pollini
  • Prestare attenzione alle giornate ventose e secche quando il polline più facilmente si concentra nell’aria
  • Viaggiare in auto con i finestrini chiusi e cambiare o pulire frequentemente i filtri antipolline se presenti
  • Evitare i campi dove viene tagliata l’erba
  • Praticare sport al chiuso e non all’aperto
  • Non uscire dopo un temporale, perché la pioggia rompe i pollini facilitandone la penetrazione nell’occhio
  • Prestare attenzione a cani e gatti presenti in casa in quanto causa di allergia con il loro pelo sia in quanto veicoli involontari di polline dall’ esterno
  • Verificare che nella propria dieta non siano presenti degli alimenti che possano dare un’allergia crociata con la sostanza alla quale si è allergici.

Se invece si è allergici agli acari della povere sono necessarie alcune precauzioni da adottare in casa:

  • La temperatura in casa non dovrebbe superare i 20°
  • L’umidità non dovrebbe superare il 40-50% (eventualmente si può usare un deumidificatore)
  • Arieggiare i locali
  • Eliminare tutti i possibili ricettacoli di acari: poltrone e divani imbottiti, fiori secchi, tende, tappeti ,moquette ; preferire quindi un arredamento semplice e facile da tenere pulito (meglio i divani in pelle) e ricordarsi che anche i materiali in lattice sono colonizzati dagli acari.
  • Usare librerie chiuse
  • Evitare la carta da parati
  • Lavare spesso la biancheria della camera da letto e lavarla a temperature superiori ai 55°
  • Pulire spesso la casa con aspirapolvere con filtro HEPA

Quando si rende necessario ricorrere a rimedi farmacologici, bisognerà procedere seguendo una gestione terapeutica di tipo passo - passo

Dopo aver cercato di diluire l ‘antigene con semplici lavaggi con soluzione fisiologica, acqua o lacrime artificiali, è consigliabile utilizzareun collirio che associ un decongestionante vasocostrittore , che agisce rapidamente sui sintomi, ad un antistaminico che agisce sulla causa , bloccando i recettori H1 dell’ istamina come meccanismo d’azione,  e può essere considerato come la prima scelta terapeutica in caso di SAC e di PAC

Tale associazione topica deve precedere l’ uso di colliri stabilizzatori di membrana dei mastociti in quanto questi preparati iniziano ad avere un effetto terapeutico dopo un uso continuativo di almeno 7 giorni e sono quindi più utili nella profilassi che nella fase acuta.

Lo stadio successivo prevede l’utilizzo , nei casi più resistenti, all’ utilizzo di cortisonici ad uso topico ( collirio ) o alla ciclosporina sempre per uso topico e a preparazione galenica, da utilizzare solo in caso di estrema necessità e sotto controllo medico.


BLEFAROCONGIUNTIVITE DA CONTATTO (CBC )


La blefarocongiuntivite da contatto o dermatocongiuntivite coinvolge la cute delle palpebre e/o la congiuntiva . E’ correlata alla reazione da ipersensibilità di tipo ritardato ( che si manifesta dopo 1 – 2 giorni dal contatto ) ad antigeni di varia natura.

Numerosi antigeni che possono entrare in contatto con le palpebre e/o la congiuntiva sono stati individuati; tra questi farmaci, colliri, conservanti, metalli e cosmetici.

Una reazione allergica si verifica frequentemente con l’instillazione di colliri antiglaucomatosi, come i betabloccanti, le prostaglandine, la pilocarpina e colliri che dilatano la pupilla contenenti fenilefrina. Colliri antibiotici contenenti Neomicina o Tobramicina, così come soluzioni oculari contenenti estratti di erbe possono provocare reazioni allergiche


SINTOMI


I sintomi più evidenti sono il prurito e il bruciore delle palpebre e la dermatite eczematosa.

Altri segni e sintomi sono l’ arrossamento e il gonfiore delle palpebre , la lacrimazione e la secrezione mucosa. L’ occhio può essere interessato da arrossamento , soprattutto della congiuntiva bulbare dal lato nasale inferiore e da sofferenza dell’ epitelio corneale.


CONSIGLI PRATICI


Per prima cosa è necessario individuare la sostanza che causa la reazione , sia attraverso la raccolta dell’ accurata storia clinica , di esposizione a farmaci o sostanze allergizzanti, sia sui risultai dei patch o prick test cutanei


I test cutanei  rappresentano ancora oggi i test di scelta nella diagnosi di allergia. Sono generalmente eseguiti sulla superficie interna dell’avambraccio.

Si praticano delle punture (prick ) nella pelle iniettando una goccia di diversi estratti allergenici. Vengono inoltre praticate 2 prove di controllo, un controllo negativo (soluzione fisiologica) ed un controllo positivo (istamina) per poter valutare la reattività di base del soggetto.

Individuata la sostanza che ha provocato la blefarocongiuntivite da contatto è necessario                 

-Eliminarla, il che comporta una remissione completa della sintomatologia nell’arco di 15 giorni

-Associare nel frattempo colliri cortisonici per ridurre la sintomatologia

 

LA CHERATOCONGIUNTIVITE  ATOPICA (AKC)


È un’infiammazione cronica che coinvolge la congiuntiva tarsale inferiore e che può avere anche un interessamento  corneale con gravi conseguenze per la prognosi visiva. È frequente una storia familiare o personale  per atopia, in particolare eczema (95% dei pazienti) o asma (87%).

L’AKC colpisce i bambini di età inferiore ai 4 anni e gli adulti tra i 20 e i 50 anni. Frequentemente si verificano esacerbazioni stagionali soprattutto nei mesi invernali.

Circa il 3% della popolazione soffre di dermatite atopica e di questi circa il 25% presenta un  coinvolgimento oculare come AKC.


SINTOMI


La sintomatologia è caratterizzata da prurito costante, bruciore, fotofobia e lacrimazione. Sono presenti spesso degli eczemi del bordo palpebrale, così come una marcata ipertrofia della congiuntiva tarsale inferiore e superiore. Quando è presente un interessamento corneale, questo è caratterizzato da notevoli alterazioni della superficie corneale,  con disidratazione, erosioni superficiali, fino aprovocare  ulcere corneali e neovascolarizzazione, che si possono  complicare con sovrainfezioni batteriche. Nelle forme più severe si può osservare la comparsa di cataratta, un aumento delle cheratiti erpetiche e un distacco di retina. Le  infezioni a lungo termine possono portare a perdita della visione.


CONSIGLI PRATICI

 


Il trattamento della AKC  presenta notevoli difficoltà: trattamenti sintomatici spesso non consentono l’adeguato controllo della malattia . È sempre meglio consigliare delle norme preventive quali indossare degli occhiali protettivi, utilizzare lubrificanti  oculari privi di conservanti, sia per il beneficio sintomatologico sia per la diluizione dell’ antigene dalla superficie oculare. La blefarite dovrebbe essere sempre  controllata con l’igiene palpebrale. La terapia topica dell’AKC si basa  sull’utilizzo di farmaci appartenenti a diverse categorie farmacologiche , tra le quali ricordiamo gli antistaminici decongestionanti, che provocano un rapido sollievo della sintomatologia, gli stabilizzatori dei mastociti, che hanno un’ efficacia nel lungo periodo, e gli antinfiammatori non steroidei, che riducono l ‘infiammazione .  Tutti questi presidi hanno, però, un’efficacia limitata e la risposta individuale è molto variabile. I corticosteroidi  topici sono molto efficaci nel risolvere la sintomatologia. Brevi periodi di terapia si rendono spesso necessari per il controllo adeguato dell’infiammazione. L’uso continuo di corticosteroidi può altresì portare a complicanze oculari (cataratta, glaucoma, sovrinfezioni) e sono quindi da ultilizzare solo in caso di effettiva necessità e per brevi periodi di tempo . La ciclosporina utilizzata per via sistemica o come collirio a preparazione galenica è  a volte molto efficace nell’interrompere l’uso dei corticosteroidi ad uso topico (collirio).

 

LA CHERATOCONGIUNTIVITE VERNAL (VKC)


La cheratoconguntivite vernal o primaverile è una malattia rara, tipica del bambino e del giovane adulto, comune nell’area mediterranea. È una malattia infiammatoria cronica e bilaterale che interessa la congiuntiva tarsale e bulbare.

Nonostante la denominazione, la VKC non si manifesta solo in primavera, presentando riacutizzazioni durante il corso di tutto l’anno. La VKC fa il suo esordio prima dei 10 anni e di solito si risolve dopo la pubertà. Gli attacchi, inizialmente stagionali ,tendono progressivamente a divenire indipendenti dalla stagionalità. Anche se attualmente la VKC non è una malattia che porti alla cecità, si possono avere dei casi con abbassamenti visivi qualora vi sia un interessamento corneale. La malattia come patogenesi è diversa dalla congiuntivite allergica stagionale e perenne. L’ipersensibilità  di tipo I legata alle immoglobuline  E (IgE) sembra essere solo uno dei cofattori della malattia, nella quale interagiscono fattori di tipo ambientale, ormonale ed immunitario.


SINTOMI


Nella forma tipica la VKC si manifesta con intenso prurito oculare, arrossamento , fotofobia (fastidio alla luce), sensazione di corpo estraneo e lacrimazione. L’aspetto della congiuntiva tarsale, che si può osservare girando la palpebra , è tipicamente ad acciottolato romano, con papille congiuntivali che possono raggiungere il diametro di 6 mm.

L’ipertrofia papillare può interessare anche la congiuntiva bulbare, rilevabile soprattutto all’altezza del limbus (limite tra cornea e congiuntiva). Durante la fase acuta si può rilevare una secrezione filamentosa e viscosa.In alcuni casi si possono ritrovare a livello del limbus dei depositi gialli e trasparenti costituiti da detriti e da cellule infiammatorie in degenerazione.

Quando viene interessata la cornea si possono rilevare erosioni e, nei casi più gravi, anche ulcere a scudo. Se non trattate queste lesioni possono portare a cicatrizzazioni che provocano alterazioni della vista.


CONSIGLI PRATICI


E’ importante informare i pazienti della natura cronica e a risoluzione spontanea, durante l ‘adolescenza, della malattia .Si possono consigliare alcuni accorgimenti atti ad evitare alcuni stimoli aspecifici che causano arrossamento congiuntivale quali :

-          Evitare il sole, il vento, l’acqua salata

-          Usare sempre occhiali da sole

-          Evitare il contatto con gli antigeni più comuni come piante e fiori

-          Lavarsi frequentemente mani, volto e capelli soprattutto prima di andare a letto.

I rimedi farmacologici comprendono inizialmente l ‘uso di lacrime artificiali per diluire gli antigeni e compresse fredde per alleviare il prurito. A seconda della gravità del quadro clinico si utilizzano vasocostrittori, antistaminici aspecifici topici, meglio se in associazione, e stabilizzatori di membrana dei mastociti che possono essere utilizzati anche per lungo tempo a fine preventivo.Gli antistaminici sistemici sono poco efficaci. Il cardine della terapia è rappresentato dagli steroidi topici che sono in grado di risolvere l’ infiammazione  ma il cui uso prolungato provoca effetti collaterali importanti (cataratta, glaucoma, infezioni fungine).I FANS ( farmaci antinfiammatori non steroidei )  topici possono essere un’alternativa, ma non sono altrettanto efficaci. Recentemente l’uso di ciclosporina per uso topico ha prodotto ottimi risultati con scarsi effetti collaterali. Il prodotto, però, non esiste in commercio e va preparato al momento (prodotto galenico).

 

CONGIUNTIVITE GIGANTOPAPILLARE (GPC)


La congiuntivite gigantopapillare è una patologia caratterizzata da un’infiammazione della congiuntiva tarsale. È solitamente associata all’uso di lenti a contatto, in special modo quelle morbide, ma si può presentare anche nei pazienti con storia di corpi estranei , suture congiuntivali o corneali e protesi oculari. Le cause della congiuntivite non sono ancora del tutto conosciute. Anche se la GPC si manifesta prevalentemente in portatori di lenti a contatto morbide, semirigide e rigide, l’evidenza clinica suggerisce che possa essere il risultato dello sfregamento meccanico associato ad una reazione di ipersensibilità  o proteine o aptameri trattenuti sulla lente a contatto o del materiale estraneo presente nel sacco congiuntivale a determinare la malattia. Le condizioni che favoriscono lo sviluppo e l’aggravamento della GPC  comprendono:

  • indossare  le LAC per periodi di tempo troppo prolungato
  • l’uso di lenti a contatto danneggiate o invecchiate e di diametro troppo ampio
  • l’inadeguata pulizia e manutenzione delle lenti

 

SINTOMI


I primi sintomi sono  caratterizzati da fastidio al margine palpebrale o dolore derivante dalla rimozione della lente, annebbiamento visivo transitorio e lieve secrezione mucosa. Con il passare del tempo il paziente lamenta la sensazione di corpo estraneo, bruciore, lacrimazione, aumentata secrezione, arrossamento congiuntivale ed intolleranza alle lenti a contatto.

La caratteristica clinica della GPC è la formazione di papille giganti  (molto più piccole e più piatte rispetto alla congiuntivite primaverile). La cornea può presentare delle cheratitipuntate o erosioni dell’ epitelio corneale. Può essere bilaterale (più frequentemente) o monolaterale o asimmetrica.


CONSIGLI PRATICI


Prima di arrivare a sospendere a l ‘uso delle lenti a contatto, si puo provare a:

-          Nel caso di utilizzo di lenti semirigide o rigide o di lenti morbide ad uso prolungato, si può passare a lenti usa e getta giornaliere, meglio se con uso intermittente.

-          Sostituire i liquidi di conservazione delle lenti a contatto indirizzando i pazienti verso l’ utilizzo di soluzioni a base di perossido

-           Se la fase della GPC è avanzata, è necessario sospendere l’uso di qualsiasi lente a contatto per un periodo di alcuni mesi, variabili in relazione alla gravità della compromissione congiuntivale  e instaurare una terapia adeguata a base di cortisonici.


LA CHERATOCONGIUNTIVITE  ATOPICA (AKC)


È un’infiammazione cronica che coinvolge la congiuntiva tarsale inferiore e che può avere anche un interessamento  corneale con gravi conseguenze per la prognosi visiva. È frequente una storia familiare o personale  per atopia, in particolare eczema (95% dei pazienti) o asma (87%).

L’AKC colpisce i bambini di età inferiore ai 4 anni e gli adulti tra i 20 e i 50 anni. Frequentemente si verificano esacerbazioni stagionali soprattutto nei mesi invernali.

Circa il 3% della popolazione soffre di dermatite atopica e di questi circa il 25% presenta un  coinvolgimento oculare come AKC.

 

SINTOMI


La sintomatologia è caratterizzata da prurito costante, bruciore, fotofobia e lacrimazione. Sono presenti spesso degli eczemi del bordo palpebrale, così come una marcata ipertrofia della congiuntiva tarsale inferiore e superiore. Quando è presente un interessamento corneale, questo è caratterizzato da notevoli alterazioni della superficie corneale,  con disidratazione, erosioni superficiali, fino aprovocare  ulcere corneali e neovascolarizzazione, che si possono  complicare con sovrainfezioni batteriche. Nelle forme più severe si può osservare la comparsa di cataratta, un aumento delle cheratiti erpetiche e un distacco di retina. Le  infezioni a lungo termine possono portare a perdita della visione.


CONSIGLI PRATICI


Il trattamento della AKC  presenta notevoli difficoltà: trattamenti sintomatici spesso non consentono l’adeguato controllo della malattia . È sempre meglio consigliare delle norme preventive quali indossare degli occhiali protettivi, utilizzare lubrificanti  oculari privi di conservanti, sia per il beneficio sintomatologico sia per la diluizione dell’ antigene dalla superficie oculare. La blefarite dovrebbe essere sempre  controllata con l’igiene palpebrale. La terapia topica dell’AKC si basa  sull’utilizzo di farmaci appartenenti a diverse categorie farmacologiche , tra le quali ricordiamo gli antistaminici decongestionanti, che provocano un rapido sollievo della sintomatologia, gli stabilizzatori dei mastociti, che hanno un’ efficacia nel lungo periodo, e gli antinfiammatori non steroidei, che riducono l ‘infiammazione .  Tutti questi presidi hanno, però, un’efficacia limitata e la risposta individuale è molto variabile. I corticosteroidi  topici sono molto efficaci nel risolvere la sintomatologia. Brevi periodi di terapia si rendono spesso necessari per il controllo adeguato dell’infiammazione. L’uso continuo di corticosteroidi può altresì portare a complicanze oculari (cataratta, glaucoma, sovrinfezioni) e sono quindi da ultilizzare solo in caso di effettiva necessità e per brevi periodi di tempo . La ciclosporina utilizzata per via sistemica o come collirio a preparazione galenica è  a volte molto efficace nell’interrompere l’uso dei corticosteroidi ad uso topico (collirio).

 

LA CHERATOCONGIUNTIVITE VERNAL (VKC)


La cheratoconguntivite vernal o primaverile è una malattia rara, tipica del bambino e del giovane adulto, comune nell’area mediterranea. È una malattia infiammatoria cronica e bilaterale che interessa la congiuntiva tarsale e bulbare.

Nonostante la denominazione, la VKC non si manifesta solo in primavera, presentando riacutizzazioni durante il corso di tutto l’anno. La VKC fa il suo esordio prima dei 10 anni e di solito si risolve dopo la pubertà. Gli attacchi, inizialmente stagionali ,tendono progressivamente a divenire indipendenti dalla stagionalità. Anche se attualmente la VKC non è una malattia che porti alla cecità, si possono avere dei casi con abbassamenti visivi qualora vi sia un interessamento corneale. La malattia come patogenesi è diversa dalla congiuntivite allergica stagionale e perenne. L’ipersensibilità  di tipo I legata alle immoglobuline  E (IgE) sembra essere solo uno dei cofattori della malattia, nella quale interagiscono fattori di tipo ambientale, ormonale ed immunitario.


SINTOMI


Nella forma tipica la VKC si manifesta con intenso prurito oculare, arrossamento , fotofobia (fastidio alla luce), sensazione di corpo estraneo e lacrimazione. L’aspetto della congiuntiva tarsale, che si può osservare girando la palpebra , è tipicamente ad acciottolato romano, con papille congiuntivali che possono raggiungere il diametro di 6 mm.

L’ipertrofia papillare può interessare anche la congiuntiva bulbare, rilevabile soprattutto all’altezza del limbus (limite tra cornea e congiuntiva). Durante la fase acuta si può rilevare una secrezione filamentosa e viscosa.In alcuni casi si possono ritrovare a livello del limbus dei depositi gialli e trasparenti costituiti da detriti e da cellule infiammatorie in degenerazione.

Quando viene interessata la cornea si possono rilevare erosioni e, nei casi più gravi, anche ulcere a scudo. Se non trattate queste lesioni possono portare a cicatrizzazioni che provocano alterazioni della vista.


CONSIGLI PRATICI


E’ importante informare i pazienti della natura cronica e a risoluzione spontanea, durante l ‘adolescenza, della malattia .Si possono consigliare alcuni accorgimenti atti ad evitare alcuni stimoli aspecifici che causano arrossamento congiuntivale quali :

-          Evitare il sole, il vento, l’acqua salata

-          Usare sempre occhiali da sole

-          Evitare il contatto con gli antigeni più comuni come piante e fiori

-          Lavarsi frequentemente mani, volto e capelli soprattutto prima di andare a letto.

I rimedi farmacologici comprendono inizialmente l ‘uso di lacrime artificiali per diluire gli antigeni e compresse fredde per alleviare il prurito. A seconda della gravità del quadro clinico si utilizzano vasocostrittori, antistaminici aspecifici topici, meglio se in associazione, e stabilizzatori di membrana dei mastociti che possono essere utilizzati anche per lungo tempo a fine preventivo.Gli antistaminici sistemici sono poco efficaci. Il cardine della terapia è rappresentato dagli steroidi topici che sono in grado di risolvere l’ infiammazione  ma il cui uso prolungato provoca effetti collaterali importanti (cataratta, glaucoma, infezioni fungine).I FANS ( farmaci antinfiammatori non steroidei )  topici possono essere un’alternativa, ma non sono altrettanto efficaci. Recentemente l’uso di ciclosporina per uso topico ha prodotto ottimi risultati con scarsi effetti collaterali. Il prodotto, però, non esiste in commercio e va preparato al momento (prodotto galenico).

 

CONGIUNTIVITE GIGANTOPAPILLARE (GPC)


La congiuntivite gigantopapillare è una patologia caratterizzata da un’infiammazione della congiuntiva tarsale. È solitamente associata all’uso di lenti a contatto, in special modo quelle morbide, ma si può presentare anche nei pazienti con storia di corpi estranei , suture congiuntivali o corneali e protesi oculari. Le cause della congiuntivite non sono ancora del tutto conosciute. Anche se la GPC si manifesta prevalentemente in portatori di lenti a contatto morbide, semirigide e rigide, l’evidenza clinica suggerisce che possa essere il risultato dello sfregamento meccanico associato ad una reazione di ipersensibilità  o proteine o aptameri trattenuti sulla lente a contatto o del materiale estraneo presente nel sacco congiuntivale a determinare la malattia. Le condizioni che favoriscono lo sviluppo e l’aggravamento della GPC  comprendono:

  • indossare  le LAC per periodi di tempo troppo prolungato
  • l’uso di lenti a contatto danneggiate o invecchiate e di diametro troppo ampio
  • l’inadeguata pulizia e manutenzione delle lenti

 

SINTOMI


I primi sintomi sono  caratterizzati da fastidio al margine palpebrale o dolore derivante dalla rimozione della lente, annebbiamento visivo transitorio e lieve secrezione mucosa. Con il passare del tempo il paziente lamenta la sensazione di corpo estraneo, bruciore, lacrimazione, aumentata secrezione, arrossamento congiuntivale ed intolleranza alle lenti a contatto.

La caratteristica clinica della GPC è la formazione di papille giganti  (molto più piccole e più piatte rispetto alla congiuntivite primaverile). La cornea può presentare delle cheratitipuntate o erosioni dell’ epitelio corneale. Può essere bilaterale (più frequentemente) o monolaterale o asimmetrica.


CONSIGLI PRATICI


Prima di arrivare a sospendere a l ‘uso delle lenti a contatto, si puo provare a:

-          Nel caso di utilizzo di lenti semirigide o rigide o di lenti morbide ad uso prolungato, si può passare a lenti usa e getta giornaliere, meglio se con uso intermittente.

-          Sostituire i liquidi di conservazione delle lenti a contatto indirizzando i pazienti verso l’ utilizzo di soluzioni a base di perossido

-           Se la fase della GPC è avanzata, è necessario sospendere l’uso di qualsiasi lente a contatto per un periodo di alcuni mesi, variabili in relazione alla gravità della compromissione congiuntivale  e instaurare una terapia adeguata a base di cortisonici.

 


 

Gianluca Villa - miodottore.it

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